Italiani nelle carceri venezuelane, il governo Meloni al lavoro per riportarli a casa

Sono una quindicina gli italiani tenuti nelle prigioni venezuelane, l’impegno dell’Esecutivo per il loro rientro

Sono circa un centinaio le persone con passaporto straniero detenuti nelle carceri venezuelane. Tra questi una quindicina gli italiani. Quasi tutti in carcere a seguito di pretestuose accuse politiche, o persino senza capi di imputazione. La loro colpa? Essere oppositori politici del regime di Nicolas Maduro. La loro funzione? Essere utilizzati come merce di scambio da Maduro. Il governo Meloni sta lavorando senza sosta per poter riportare in patria tutti i nostri connazionali, oltre che garantire la sicurezza per gli italiani che vivono in Venezuela.

Imprigionati perché dissidenti politici

I nostri connazionali, come tante altre persone – almeno un un migliaio, di cui un centinaio con passaporto straniero – sono stati catturati dal sanguinario regime comunista di Maduro negli anni per le proteste e le manifestazioni a cui hanno partecipato. Perché nel Venezuela di Maduro chi ha mostrato dissenso nei confronti del dittatore e del regime viene immediatamente arrestato o, peggio, ucciso.

La lettera delle mogli: “Nelle carceri venezuelane si muore”

“Per noi, invece, questo sarà il secondo Natale consecutivo segnato dall’assenza, dalla paura e dall’angoscia. Siamo Maria Livia Vasile, moglie di Biagio Pilieri, e Marien Padilla, moglie di Daniel Echenagucia, due cittadini italiani detenuti arbitrariamente in Venezuela per motivi politici. Nelle carceri venezuelane si muore.

Questa affermazione non è retorica: è un fatto recente e dolorosamente concreto. Il 6 dicembre scorso è morto Alfredo Díaz, ex governatore dello Stato di Nueva Esparta, dopo un anno di isolamento e senza aver ricevuto le cure mediche di cui aveva bisogno. Alfredo era detenuto nella stessa cella di Biagio Pilieri. Biagio è stato testimone diretto del suo deterioramento e del suo abbandono”, così in una lettera le mogli di due italiani tenuti prigionieri in Venezuela.

Trentini

Tra i detenuti italiani in Venezuela, c’è Alberto Trentini, cooperante veneziano attivo per una ONG che si occupa di persone con disabilità. Dal 15 novembre 2024 Trentini è detenuto in Venezuela senza accuse, senza un processo, senza poter neanche incontrare un avvocato. In questi 14 mesi le telefonate con la famiglia si sono contano sulle dita di una mano.

Come riporta un articolo di Famiglia Cristiana, dal giorno dell’arresto Trentini “è scomparso dentro una detenzione arbitraria che viola ogni principio di diritto. A parlare per lui sono stati gli ex detenuti. Celle di due metri per due, pavimenti coperti di feci, torture, guardie incappucciate. Anche per lui, come per gli altri italiani pretestuosamente detenuti in Venezuela, la Farnesina è l’Esecutivo tutto sono al lavoro per riportarli a casa. Un lavoro complesso e delicato che il Governo sta portando avanti.