Bisogna proseguire con più determinazione su alcuni fronti, guardando all’interesse degli italiani. Il contesto internazionale è complicato, ma per fortuna l’Italia ha un governo solido che attenua gli effetti delle crisi globali.
di Francesco Malfetano
Giovanni Donzelli, il ritorno in Aula di Giorgia Meloni giovedì è il punto di ripartenza dopo la batosta referendaria ed è sintetizzabile così: né rimpasto né dimissioni e il programma è lo stesso del 2022. L’immobilismo non le sembra una mossa azzardata per una “fase due”?
«Non parlerei né di ripartenza né di immobilismo, tanto meno di “fase due”. Non ci siamo mai fermati. Semmai bisogna proseguire con più determinazione su alcuni fronti, guardando all’interesse degli italiani. Siamo nello sprint finale per chiudere molti interventi già avviati. Le priorità le ha indicate Giorgia Meloni: il piano casa, il sostegno alle famiglie e la sicurezza. Il momento è difficile ma, per quanto siamo preoccupati per l’aumento del prezzo del petrolio, a Ventimiglia, vedo le code di francesi che vengono a fare benzina in Italia. I dati Eurostat confermano che la direzione è giusta: l’inflazione è all’1,7%, contro il 2,7% della Francia e il 3,3% della Spagna che piace tanto alla sinistra. La disoccupazione in Italia è al 5,3%, in Francia al 7%. L’export cresce mentre altrove cala, e aumenta anche il reddito delle famiglie. Certo, il contesto internazionale è complicato, ma per fortuna l’Italia ha un governo solido che attenua gli effetti delle crisi globali».
A lei, che in Aula ha parlato per FdI, è toccato il ruolo del poliziotto cattivo…
«Cattivo no, al massimo ricordo la verità. E comunque fare il poliziotto sarebbe un onore. Forse si offenderebbe chi è sceso in piazza con chi prendeva a colpi di martello le forze dell’ordine. È che non capisco l’involuzione massimalista delle opposizioni. Il risultato del referendum li ha un po’ ubriacati e stanno mostrando un volto lontano dalla sinistra riformista che eravamo abituati a conoscere. In poche ore abbiamo visto sit-in contro le basi americane, richieste di epurazione di Bruno Vespa e a Monza dichiarazioni scioccanti e anti-semite. Sembrano collettivi universitari e centri sociali, e non spiegano le loro zone d’ombra».
Parla di Giuseppe Conte?
«Chi ha governato e vorrebbe tornare a farlo dovrebbe prima chiarire perché, mentre morivano medici e infermieri, alcuni imprenditori ricevevano richieste dallo studio Alpa, dove Giuseppe Conte ha lavorato, di versare una percentuale per essere agevolati nelle forniture di mascherine. C’è un evidente conflitto di interessi emerso nelle audizioni in corso in Commissione Covid, e ora lui ci è voluto entrare per evitare di essere audito e rispondere alle domande. È grave ma è la solita doppia morale della sinistra».
Cioè?
«Fanno i falsi maestrini della legalità, ma non guardano in casa propria. C’è il caso Conte, quello di Scarpinato che resta in Antimafia nonostante i dubbi sul suo ruolo nel caso dossieraggi, e poi il tema dei finanziamenti di Soros a parlamentari della sinistra per influenzare la politica italiana. E mentre fanno i moralisti sulla vita privata degli esponenti del centrodestra, Ilaria Salis pretende che la Polizia non controlli chi dorme con lei neppure se è un pregiudicato».
Se proprio vuol parlare di Commissioni, Meloni ha invocato un’inchiesta dell’Antimafia a partire dai rapporti di FdI in Lombardia, per di più dopo il caso di Andrea Delmastro…
«Giorgia Meloni ha chiesto di affrontare seriamente il tema del rischio di infiltrazioni della criminalità nei partiti, tutti, anche nel nostro. Siamo orgogliosi del fatto che eventuali tentativi non abbiano mai condizionato le nostre scelte. Abbiamo rafforzato la lotta alle mafie, tra beni confiscati, boss arrestati, norme più severe e difesa del 41 bis. Se qualcuno ha provato a influenzarci, ha ottenuto l’effetto opposto».
A un anno dalla fine della legislatura manca la nuova legge elettorale. Il dialogo è paralizzato in Commissione: state modificando le circoscrizioni estere per ottenere più seggi come sostiene l’opposizione?
«La legge elettorale non è una nostra ossessione. Siamo concentrati su bollette, economia e politica estera. È curioso però che il Pd, dopo aver fatto un’intera campagna referendaria rilanciando sul voto ai fuorisede, ora si opponga anche solo a discutere di un ampliamento che riguarderebbe pure loro. Molta incoerenza: certi temi li usano solo nei comizi».
Quando la approverete?
«Dobbiamo conciliare la volontà di dialogo con l’esigenza di non arrivare a ridosso del voto, come ha chiesto il Presidente della Repubblica. Proveremo a coinvolgere tutti».
Chi preferirebbe sfidare tra Schlein, Conte o Ilaria Salis?
«Non ci interessa. Ci confronteremo su ciò che abbiamo fatto e su ciò che vogliamo fare. In una fase internazionale così delicata, la stabilità della maggioranza è stata un vantaggio enorme per l’Italia. Dall’altra parte, invece, li abbiamo già visti litigare sulle poltrone il giorno dopo il referendum».


